
Efficienza energetica come standard operativo? LOGIP.
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30 Aprile 2026Il mercato delle pompe di calore in Italia è tornato a crescere. Nel 2025 ha raggiunto circa 2,79 miliardi di euro, segnando un +6% rispetto all’anno precedente. Un segnale positivo, certo, ma non è questo il dato che conta davvero.
Il punto più interessante è un altro: il ruolo che questa tecnologia sta assumendo all’interno delle strategie energetiche delle imprese.
Per anni le pompe di calore sono state percepite come una soluzione alternativa, spesso legata al residenziale o agli incentivi. Oggi, soprattutto nel mondo delle PMI, stanno diventando qualcosa di diverso: uno strumento concreto per ridurre la dipendenza dal gas e rendere più prevedibili i costi energetici.
Un potenziale enorme, ancora inespresso
Secondo le analisi dell’Energy & Strategy Group, in Italia sono installate oltre 23 milioni di pompe di calore. Un numero che, preso così, potrebbe far pensare a un mercato già maturo.
In realtà non è così.
Una parte significativa di questi impianti è utilizzata prevalentemente per il raffrescamento estivo. Quando si guarda invece alle pompe di calore impiegate come sistema principale di riscaldamento, i numeri si ridimensionano molto.
Questo squilibrio racconta bene la situazione attuale: la tecnologia è diffusa, ma non ancora sfruttata fino in fondo. Ed è proprio in questo spazio che si inserisce oggi la crescita più interessante, soprattutto in ambito aziendale.
Perché le PMI stanno cambiando approccio
Per molte imprese il tema energetico è stato per anni una voce di costo difficile da governare. L’aumento della volatilità negli ultimi anni ha reso ancora più evidente un limite: basare il proprio modello su fonti fossili significa accettare un livello di incertezza sempre più alto.
Le pompe di calore entrano in questo scenario con una logica diversa. Non promettono solo efficienza, ma soprattutto un cambio di paradigma: spostare i consumi verso l’elettrico e iniziare a costruire una maggiore autonomia energetica.
È anche per questo che il loro utilizzo cresce soprattutto dove c’è una visione più ampia. Non tanto come intervento isolato, ma come parte di una strategia che comprende produzione da fonti rinnovabili, gestione intelligente dei carichi e, quando possibile, sistemi di accumulo.
In altre parole, non è più una questione di tecnologia, ma di modello energetico.
Il 2026 e il segnale del Conto Termico 3.0
Se c’è un elemento che ha segnato davvero l’inizio del 2026 è stato il comportamento del mercato rispetto al Conto Termico 3.0.
L’ondata di richieste è stata una fotografia molto chiara della domanda reale. Quando uno strumento genera richieste per oltre un miliardo di euro in così poco tempo, significa che le imprese sono pronte. Molto più pronte, probabilmente, del sistema che dovrebbe supportarle.
Il vero nodo: l’energia elettrica
C’è però un punto che continua a pesare sulle decisioni delle aziende: il prezzo dell’energia elettrica.
La volatilità registrata tra il 2024 e il 2026 ha reso più complesso valutare gli investimenti, soprattutto per chi guarda al breve periodo. È un limite reale, che il mercato non può ignorare.
Allo stesso tempo, però, è proprio questo fattore a spingere le imprese più strutturate verso soluzioni integrate. Perché il modo più efficace per difendersi dalla volatilità non è evitarla, ma ridurne l’impatto.
Quando una pompa di calore viene inserita in un sistema che include produzione da fotovoltaico e gestione intelligente dei consumi, il tema del prezzo dell’energia cambia completamente prospettiva. Non scompare, ma diventa molto più controllabile.
Europa: una direzione già definita
Il contesto europeo, da questo punto di vista, lascia poco spazio ai dubbi. La traiettoria è chiara e va nella direzione dell’elettrificazione dei consumi termici.
Le pompe di calore sono considerate una delle tecnologie centrali per raggiungere gli obiettivi al 2030, insieme alle rinnovabili e all’efficienza energetica. Il tema, quindi, non è più se questa transizione avverrà, ma con quale velocità e con quali attori protagonisti.
Un mercato che sta maturando
Il quadro che emerge è quello di un settore che ha superato la fase iniziale e sta entrando in una maturità più concreta.
La crescita c’è, ma non è uniforme. Le applicazioni nel terziario e nelle imprese mostrano dinamiche più interessanti rispetto al residenziale, mentre resta ancora un tema legato alle competenze lungo la filiera, in particolare nella progettazione e installazione.
Sono aspetti meno visibili, ma decisivi. Perché è proprio sulla qualità dell’implementazione che si gioca gran parte del valore reale di questi impianti.
Chi si muove adesso
In questo scenario, il vantaggio non è tanto tecnologico quanto temporale.
Le aziende che iniziano oggi a ripensare il proprio sistema energetico hanno la possibilità di costruire un modello più stabile, meno esposto alle variabili esterne e più coerente con le evoluzioni normative.
Chi aspetta, con ogni probabilità, si troverà a intervenire in condizioni meno favorevoli, con meno margine di scelta e maggiore pressione sui costi.
Il mercato si sta muovendo. E, come spesso accade, la differenza la farà il momento in cui si decide di entrare davvero in gioco. 9REN è qui per aiutare le imprese in questo percorso, scopri di più qui.





